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Una nuova città all'orizzonte?

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mercoledì, 27 agosto 2008

Sin da bambino m'hanno detto che quando una persona arriva allo sputo, vuol dire che ha finito le argomentazioni.  E' chiaro che lo sputo spesso è solo metaforico: a volte è ingiuria, certe altre si tramuta in offese personali, nei casi estremi può arrivare anche a materializzarsi in ceffoni. E' l'arma estrema di chi non sa come controbattere alle accuse che gli vengono fatte. Non sa che dire, sta zitto e cova odio. E poi alla fine sbotta. A noi riformisti non piacciono nè gli sputi, nè le ingiurie, nè le offese personali e men che meno le botte.

Quando una persona, anche di una certa levatura, arriva allo sputo, non c'è niente da fare, dispiace e parecchio. Perchè viene meno la dialettica democratica, viene meno il confronto, anche se acceso. Dispiace ancora di più quando a farlo è una persona che, teoricamente, dovrebbe rappresentare la 'cultura' di una cittadina. Scrivo dovrebbe perché se ne vanta in giro, va organizzando manifestazioni - a dire il vero sempre poco partecipate -, chiama scrittori a convegno, viene finanziato dalle Istituzioni che incoraggiano la sua attività.

L'antefatto dello sputo è il penultimo (ora terz'ultimo) post di questo blog. La risposta arriva, senza che vengano fatti i nomi, su Parvapolis, esattamente in questo articolo.

Se vi siete letti tutti e due i pezzi, capirete facilmente come il corsivista della 'prima testata multimediale di Latina', forse, anzi toglieteci il forse, ha perso un po' la testa. Alle mie osservazioni ha risposto con minacce ["Forse mi potranno accusare di aver picchiato qualcuno di questi sorci: beh… l’ipotesi non è remota e peregrina, ho anche in mente di azzoppare il loro ‘cavallo pazzo’"], insulti ["topolini"; "sorci", "topi di fogna"], dicendo che si è fatto mia madre e mia sorella ["Scorrono veloci nella memoria le mie turpi avventure e ricordo nitidamente che forse una mamma (o una sorella, non ricordo bene. O tutt’e due?) di queste torme scatenatemi contro l’ho molestata, quasi ingravidata e ora il figliolo vuole farmela pagare assai cara. Forse era meglio spiattellare tutto al di lei marito e al di lei figliolo, oggi così inviperito contro le mie avventure muliebri, ma forse la donna matura dal seno generoso e dalle cosce burrose, sedotta e abbandonata, in un accenno di rimorso ha cantato come una qualsiasi stupida oca"]. Dici: "ma nun te sei incazzato?".

No. Assolutamente. Anzi. Mi sono messo a ridere, di gusto. Poco prima di provare un po' di tenerezza per questo ragazzo che, si vede, soffre di manie di persecuzione, strilla come un maiale sotto i ferri del norcino, si agita come una tarantolata salentina. Dice che è un 'duro della palude'. Beato a lui. Forse non sa che i duri, quelli veri, si comportano in ben altro modo.

Qualcuno s'aspetterà una mia risposta piccata, una scarica d'insulti per equilibrare le 'campagnate'. Questa cosa, ve lo dico subito, non succederà. Abbassarmi a tanta volgarità sarebbe esercizio di non stile. Ho fatto questo post perché era giusto portare a conoscenza di tutti quanto successo, visto che il direttore di Ego si è dimenticato di fare nomi e cognomi. Dice che noi (sarebbe più appropriato dire io) siamo vigliacchi. Ma in realtà i nomi e i cognomi, almeno noi, li facciamo. Non ci inventiamo nomignoli. E' lui che fa corsivi senza far capire, a chi li legge, con chi se la sta prendendo. E' utilizzare una testata, multimediale o no, per fini personali. E' fare di un giornale, un blog o poco più. Perché questi esperti della comunicazione non sanno nemmeno distinguere un Forum da un blog e non riescono a capire che più ne parlano, dei blog e dei blogger, e più ci fanno un favore. Loro, con migliaia di euro, si mettono a confronto con i miei 7.99 euro che pago tutti i mesi a Splinder. Ma comunque, bando alle ciance, come ripete spesso un mio amico: "C'ho da fa, non posso perde tempo appresso a Campagna e soci". E quindi è inutile che adesso mi metta a parlare delle telefonate arrivate al mio amico di Borgo Carso, con gente che si lamentava del post che v'ho segnalato e lui rispondeva "e io che cazzo ne so?". Inutile star qui a ribadire che quanto scritto qui sopra esca dalla sola mia capoccia, che non ci sia nessun burattinaio (nè De Marchis, nè Pennacchi). Inutile anche dirvi che avevo deciso di chiudere tutto, per i motivi spiegati in ques'altro post, ma adesso non posso perché tirato per i capelli in questa polemica. Inutile che mi metta qui a raccontare di quando qualcuno minacciò me ed altri dell'Anonima Scrittori, sotto gli occhi di tanti testimoni, in quel di Sabaudia, per delle frasi (lui parla di insulti) scritte sul Forum dell'Anonima.

Inutile riportare il commento dell'amico mio di Borgo Carso: "Grazia', questo crede davvero d'essere scrittore et homo de cultura e io, evidentemente, gli faccio ombra. Mi dispiace, ma non ho proprio tempo da
perdere e - volendo - neanche gli strumenti. Andasse da Bellini
".

Messaggio personale: Gianlù, tranquillo. Questo blog chiuderà il 5 Settembre, l'avevo deciso da tempo. Della Consulta, o Albo o Tavolo, non mi interessa più niente, fate quello che meglio credete te e l'assessore Creo. Davvero, non scherzo, fai quello che ritieni più opportuno. Noi - io e l'Anonima Scrittori - siamo impegnati in progetti abbastanza grandi. E poi sai che c'è? A me piace parlare, anche in toni accesi. Ma con gente tranquilla, che sa discutere. Anche se è dura, ma dura per davvero. Te stai un po' troppo nervoso sto periodo, non so a cosa sia dovuta tutta st'agitazione. Mi auguro che tu possa rimetterti presto. Se ti dovesse servire, non esitare a chiamarmi, conosco vari psicologi e psicanalisti. Ora te devo lascià. La Roma s'è comperata Menez. E me sto a vedè un po' de video su You Tube.

postato da: glanzid alle ore 12:28 | link | commenti (14)
categorie: 2008
martedì, 19 agosto 2008

Vado a prendere le sigarette

Succede spesso così: uno non sa come andarsene, come prendere tutto e lasciare un posto. E allora cincischia, si alza, continua a parlare mentre va verso l'uscita. E poi all'improvviso inventa una scusa, per aprire la porta e uscire.

"Vado a prendere le sigarette".

M'è passato per la testa questo. Qualcuno potrà rimanere deluso. "Dopo tutti questi mesi, non era possibile inventarsi una scusa migliore?". Cercate di capirmi... è imbarazzante... diverse battaglie - alcune vinte altre no -, tante discussioni, prendere e decidere di lasciare tutto. Ma andarsene all'improvviso è inevitabile. Latina Riformista, e di conseguenza il mio impegno nella politica e nella vita associativa latinense, non ha più senso. Dopo mesi di post, di risposte, di polemiche, di telefonate, di reazioni, di analisi ho scoperto che «una nuova città» non è possibile, almeno non ora e non per i prossimi anni. Delusi vero?

Ho scoperto, tardi anzi tardissimo, che è assolutamente impossibile migliorare le cose quando si lotta a fianco a fianco con chi è pronto ad ignorarti alla prima occasione utile. Impossibile pensare di poter far politica 'riformista' fiancheggiando un partito neocentrista, filoratzingeriano, neoconservatore. Impossibile credere che una mentalità fondata sulla sconfitta 'paracula' possa cambiare dall'oggi al domani, soltanto con le belle parole.

Perché compagni, amici e camerati, basta fermarsi un attimo, chiudere gli occhi, pensare agli ultimi 20 anni per capire che il vero difetto del centrosinistra pontino, ma in generale di tutta quella che si spaccia come la 'parte sana' della città, è quello dell'incosistenza, delle eterne promesse, del predicare bene ma razzolare male, malissimo, a volte anche peggio di 'quegli altri'. Non c'è rabbia, non c'è scandalo, non c'è indignazione. Ormai siamo diventati la città del tutto è possibile, del tutto è tollerabile, del "ma che ti frega delle regole". E i 'compagni' e gli 'amici' sono i primi ad essersi adeguati. Talmente tanto realisti e pragmatici da intuire bene la situazione e cercare di sistemarsi nella maniera più confortevole possibile all'interno della nicchia che la città, o almeno chi la governa, sembra averci riservato. Questo, ovvio, non vale per tutti. C'è gente che lotta ancora, che cerca di ricavarsi uno spazio, che spera di poter cambiare la situazione da dentro. A queste persone - se devo essere sincero, sono davvero poche - va tutta la mia stima.

Anche se il rischio concreto, per loro così come per me, è che a forza di tentare di spalare merda, alla fine la merda può anche inghiottirti.

A questo punto un saluto al direttivo provinciale dell'ARCI, un saluto al PD, un saluto alle associazioni di Latina, un saluto a questo blog.

postato da: glanzid alle ore 08:49 | link | commenti (4)
categorie: aereoporto, 2008
sabato, 09 agosto 2008

La chiamavano Consulta

Avevo deciso di andare in ferie, almeno da questo blog. Avevo pensato di riservarmi un Agosto lontano dalla politica, dalle polemiche, dalle beghe di una città che, anche dai nomi di alcune iniziative, sembra voler ritornare palude. Avevo sognato di poter stare, invece, vicino a tante belle cose, persone, iniziative, eventi mondani. E invece no. Stamattina mi arriva una chiamata: "hai visto che hanno scritto sul territorio? Questi ci riprovano sotto altre forme". E ho dovuto constatare una verità che m'è sempre stata sotto gli occhi ma a cui non volevo far caso. Chi sta contribuendo ad affossare ogni opera di bonifica, da quelle ingegneristiche a quelle architettoniche a quelle culturali, sembra non conoscere pause.

Bruno Creo, insieme ai suoi accoliti giornalisti-scrittori-intercettatori selvaggi di finanziamenti - copiatori, ne ha pensata un'altra.

Prima era l'Albo delle Arti. Poi è diventato il Tavolo della Cultura. Adesso, invece, si chiama più semplicemente Consulta della Cultura. Per la terza volta si tenta di far resuscitare il monstrum amministrativo partorito dalla mente ex democristiana post fascista del Brunetto nostro. Su Il Territorio di oggi 09/08/2008, Gianluca Campagna scrive che qualcuno (cioè noi Anonima Scrittori, noi PD, noi Rifondazione Comunista, noi associazioni di Latina, noi Uptel, noi Villaggio Fogliano, noi ARCI e chi più ne ha più ne metta) abbia paura di un semplice registro di chi suona, di chi dipinge, di chi declama ecc. ecc. Sempre nello stesso articolo, il vicedirettore del quotidiano, nonché direttore della rivista Ego, scarica la colpa dei rinvii non a se stesso e al suo assessore alla cultura preferito, per la loro superficialità congenita e per la loro approssimazione nel creare un regolamento che sembra più opera comica che atto amministrativo. Lui è convinto che sia colpa nostra. Dice che questa 'piccola minoranza' (cioè noi) ha creato ritardi e rinvii in maniera artificiosa, tanto per rompere le palle e non si sa bene per quale motivo. Vista la statura morale, culturale e sociale del personaggio, va anche oltre. In mezzo al suo articolo - è solo un passaggio - si permette anche di condire il tutto con un giudizio, sempre sulla piccola minoranza, etico-morale. Per lui questa 'piccola minoranza' ha anche una piccola statura morale. Non lo sapevamo, ma pare che a Latina, o almeno in alcuni ambienti, la statura morale viene misurata in base alla grandezza del movimento che si capeggia e soprattutto - ma a noi piccola minoranza questo particolare era sfuggito davvero - è inversamente proporzionale alla vicinanza con l'amministrazione comunale. Minore è la distanza e maggiore è la statura morale e viceversa.

Compagni, amici e camerati... che dire... ha ragione il Campagna. Siamo noi che non abbiamo capito il gioco sopraffino che questi geni della politica, fino ad ora incompresi, ci vogliono riservare. Siamo noi che non abbiamo intuito quanto grande possa essere il futuro della città in mano a questa gente che in quindici anni o qualcosa di più ha soltanto fatto un po' di rodaggio e cercato di capire come funzionavano le cose. Siamo noi che non comprendiamo che soltanto con l'Albo delle Arti, cioè il Tavolo della Cultura, cioè la Consulta della Cultura, la realtà associativo-culturale, il mondo dell'impresa culturale - per il 90% assistenzialista - possa fare un definitivo e vero e stabile salto di qualità. Non 'zompo di qualità' come verrebbe da dire a lor signori. Ci permettiamo di dare un suggerimento: usate il termine salto. E' l'unica cosa che vi diciamo prima di ritirarci in buon ordine. Noi che pensavamo che importassero i soldi destinati alla cultura che in bilancio sono stati tagliati. Noi che ritenevamo giusto che non si potessero finanziare manifestazioni di parte (e di famiglia), come l'E...state al Campus, senza alcun bando e concorso, sperperando 53 mila euro. Noi, deficenti, che ritenevamo (ma ora non più ve lo giuriamo) che per fare un regolamento, come minimo, bisognerebbe essere capaci a scrivere e a pensare e a capire.

Quando tu a Latina hai una statura morale alta, altissima, diciamo inarrivabile (sempre in base alle regole che ho spiegato poco sopra), allora basta la parola. Ragazzi è così, non possiamo scalpitare sotto le scrivanie o frignare in piazza. Qui i geni dell'amministrazione devono essere sciolti da lacci e lacciuoli, da regole idiote come scrivere un regolamento, stabilire criteri democratici o altre amenità. Qui è ora che si agisca diversamente, che venga dato spazio a chi, davvero, vuole il bene di questa città e l'ha dimostrato in mille occasioni. Sono loro che hanno diritto ai soldi pubblici, perché sanno davvero e sul serio cosa è giusto per la città (e anche per loro). E' inutile che vi incazziate, funziona così, amici compagni e camerati. Non importa le cose come le fai, almeno non a Latina. Qui funziona in altra maniera. Ci dicono quello che vorrebbero fare, per sommi capi, senza nemmeno essere specifici e dettagliati che, diciamoci la verità, non serve a niente, e noi dobbiamo ascoltare. Nemmeno cercare di capire o di migliorare l'idea loro. Ascoltare e basta. Al limite, visto che siamo scemi e non capiamo, possiamo fare qualche domanda ma di quelle insulse, sciape... tipo: "posso farvi i complimenti?", oppure "di chi è stata l'idea?" o ancora "quanti giorni c'avete messo per pensare una cosa del genere?".

E' lo stesso meccanismo dell'"Eja eja alalà". Tutti a gridare lo slogan, anche se non significa un cazzo (mi scuso per la parolaccia, so che ci sono animi sensibili che leggono questo blog). E' la mentalità di questa terra, è la mentalità di una classe dirigente che vince che impera che considera, giustamente, le minoranze come una caccola da levarsi il prima possibile.

C'è la volontà di istituire una cultura di regime. Se qualcuno non l'aveva ancora capito, compra oggi Il territorio e lo comprende fino in fondo. Io credo che già in tanti avessero compreso una cosa del genere, tant'è che qualcuno, senza farsi tante domande, senza abbandonarsi a inutili scrupoli di coscienza, ha deciso di stare dentro il recinto, in un modo o nell'altro.

Perché a Latina, questo io ve lo giuro non l'avevo capito ma una volta che l'ho capito sono stato molto meglio, l'interesse della città è l'interesse di pochi. Non c'entra che siano di destra o di sinistra. Loro sono i depositari della verità, della giustizia, della Cultura. Gli altri, appunto, caccole.

Piccola confessione: sta mentalità l'ho combattuta. Ho visto, però, che c'è a chi fa comodo avere un Pierino a fianco, ma solo fino a che non fa troppo casino. Poi il Pierino rompe i coglioni. Ma i coglioni, ve lo garantisco, se li può rompere anche Pierino. C'ho da fare tante cose: lavorare, scrivere per il giornale, studiare, l'Anonima Scrittori, scrivere per conto mio, ascoltare musica, leggere libri, ammucchiami con le pischelle o almeno cercare di farlo, andare in giro, mangiare bene, bere altrettanto, correre che correre mi piace sempre di più. Un amico mio dice che "c'ha da lavorà". Pure io. E oltre a lavorà c'ho da fà un sacco de altre cose, come avrete visto.

A sto punto, amici ed amiche, vi saluto.
Lo spazio è a completa vostra disposizione.
Commentate, fate iniziative, liberate le energie creative.
Sempre che lo vogliate.
Se c'è addirittura qualcuno che vuole assumersi la briga di mandare avanti questo blog, gli do nome utente e password molto volentieri.
Secondo me, ogni città, ogni paese, ogni Nazione, ha esattamente quello che si merita.
Noi, qui a Latina, ci siamo meritati Creo, Campagna, Bianchi F., Vittori, Zaccheo, Guercio, Fanti, Bianchi V., Nasso ecc. ecc.

Dice: "che fai t'arrendi?". Beh, se devo combattere da solo, lo faccio quando ne ho voglia. Adesso non mi va, voglio divertirmi e pensare alle cose mie.

Passo e chiudo.
postato da: glanzid alle ore 12:08 | link | commenti (5)
categorie: au revoir, 2008
lunedì, 28 luglio 2008

"So tornati i commuisti, peffortuna"

Il congresso di Rifondazione Comunista si è chiuso con una grande sorpresa: Ferrero segretario e i bertinottiani, Vendola in prima fila, fuori dalla segreteria. La Sinistra Arcobaleno è confinata ad un'atroce esperienza elettorale del passato. Sinistra Democratica, Comunisti Italiani e tante altre cose e cosette comparse in questi anni di governo dovranno fare i conti con una nuova realtà: Rifondazione rimane rifondazione. Una prova d'orgoglio che, allo stesso tempo, è un cambio di rotta rispetto al passato. Inutile negare che la politica cachemire, sigaretti e borsellino di Bertinotti, con una marcia lenta ed inesorabile, ha portato il partito a scomparire dal Parlamento. L'ondata s'è sentita per prima nella parti estreme del partito, dove la vecchia classe dirigente è stata spazzata via. E la marea, piano piano, s'è gonfiata fino a esplodere all'interno del Congresso. Il 52% è una vittoria di misura, ma è pur sempre una vittoria. Quando qualcuno inizierà a capire che le famose 'percentuali bulgare' non sono mai servite ad altro che a creare mostri, sarà sempre troppo tardi. Una vittoria è una vittoria e va sempre riconosciuta. Sia che a vincere sia Berlusconi, sia che sia Prodi o Ferrero o Vendola. Perchè anche l'attuale governatore della Puglia non mi sembra abbia dato grande esempio di democrazia, ritirando tutti i suoi adepti dall'entrare nella segreteria. Se c'è un frazionista - e questa accusa, per un comunista, è quasi peggio di fascista - non possiamo non indivuarlo con una persona che tira la corda fino alla fine e poi, quando se la ritrova spezzata, tra le mani, dà la colpa agli altr. Sui giornali troverete resoconti parziali e 'tifosi'. In realtà è proprio la mozione bertinottiana ad aver voluto 'spaccare' il partito. Si sentono indispensabili. Ma come ce la farà l'Italia a campare senza di loro, vedrete che ce la farà anche Rifondazione.

E IL PD?

Rispetto a questa rivoluzione, a mio avviso, inevitabile che anche nel PD succeda qualcosa. La linea Veltroni, tra strappi, tirate per la giacchetta, scapocciate, sta vacillando. D'Alema sembra muoversi dietro le quinte, come un generale che prepara le truppe per un attacco finale. Adesso è nata Red (Riformisti e Democratici), l'associazione con i soliti nomi che, ogni tanto, si appiccicano un'etichetta nuova addosso per riciclarsi. Come se la politica del dialogo di Veltroni, adesso crollata insieme alle tirate estive di Berlusconi, non fosse cosa che ha inventato lo stesso D'Alema al tempo della Bicamerale. Come se Veltroni non fosse lo stesso Veltroni - ma forse in effetti non lo è - che doveva tentare l'impresa, dopo due anni di governo disastroso all'interno del quale c'era D'Alema e non Veltroni. Si è persa Roma sull'ondata nazionale e sulla brutta immagine che il Rutelli margheritino, papalista e democratico si porta appresso. E' comunque tempo di processi. A Rifondazione l'hanno fatto e Vendola, al posto di Bertinotti, l'ha pagata cara la sfida. A breve, la stessa cosa avverrà nel PD. Il risultato è incerto perchè, ed è una cosa non certo da poco, un Ferrero nel PD non esiste. Non esiste un personaggio, che non sia straconosciuto, che possa effettivamente attirare su di se il dissenso per una classe dirigente che ci ha regalato i peggiori 15 anni di vita della Repubblica.

RIFORMISMO

Cerco di far notare alcune contraddizioni. Riformismo non è moderazione. Riformismo non vuol dire doversi appiattire sempre verso il centro, usare toni bassi, non fare giuste rivendicazioni, arrivare sempre e comunque ad un compromesso. Riformismo vuol dire cambiare la realtà, un poco alla volta ma in maniera inesorabile. E in un periodo in cui non c'è nessuno, almeno in Italia, che è disposto - anche solo con il pensiero - a voler fare una rivoluzione, credo che il riformismo, quello serio, non possa stare che a sinistra. Una sinistra non certo ideologica, una sinistra che guarda ai fatti, che è calata nella realtà talmente bene da riuscirla ad interpretare ma che comunque continua a fare il suo mestiere di difendere le classi sociali più deboli, i salari, i lavoratori autonomi contro le grandi e grandissime proprietà, i cittadini onesti dagli evasori fiscali e tante, tantissime altre cose. Potrei parlare per ore di come la cultura, magari anche prendendo spunto dall'analisi di Gramsci, potrebbe servire allo scopo. Una cultura finalmente libera di fare la cultura e che non deve andare a mendicare fondi in giro per assessorati o potentati. Una cultura che venisse premiata. Per tradurre qualsiasi discorso ideologico nella pratica: fino ad oggi è la cultura ad andare dai politici, sarebbe arrivato il momento che i politici andassero alla cultura.

postato da: glanzid alle ore 14:33 | link | commenti (11)
categorie: 2008
venerdì, 25 luglio 2008

Wake Up

DESERTIFICATION

Il consiglio comunale anche questa mattina è andato deserto. E' la seconda volta, nell'arco di due giorni, che la maggioranza fa mancare il numero legale. Rinviata, quindi, la discussione in merito alla mozione di Cozzolino sulle diverse consulte e sul Tavolo della Cultura. Probabilmente si cercherà di recuperare il tempo perduto martedì prossimo, sempre di mattina. Intanto un effetto è stato ottenuto, quello del rinvio sine die, almeno per il momento, della nascita del monstrum amministrativo inventato da Creo e da qualche suo consigliori. Sul resto, che dire? E' estate e sembra che le cose non vadano tanto per il meglio. L'attenzione di tutta la classe politica è rivolta alla questione del Porto. In queste ore si stanno facendo riunioni su riunioni, consulte speciali, cene, aperitivi, caffè. E nell'attesa che si arrivi ad un accordo - magari anche soltanto all'interno della maggioranza - si rinvia il consiglio. Uscire sconfitti, su una questione importante come quella dei progetti faraonici della giunta Zaccheo, potrebbe voler dire la fine di questo centrodestra.

PARENTI SERPENTI

Basta fare un giro all'interno del mondo pidiellino per rendersi conto che non è tutto oro quello che luccica. Il Laboratorio delle Destra, così come abbiamo scritto qualche tempo fa, è fallito. Il risultato delle politiche non tragga in inganno. Il centrodestra ha vinto, così come ha fatto in tutta Italia. Le percentuali però la dicono lunga. Zaccheo, al suo secondo mandato, è stato uno dei pochi sindaci che ha dovuto passare la gogna del ballottaggio. Il PDL non ha sfondato così come si vuol far credere - anche perchè a Latina è proprio difficile pensare al concetto di 'sfondamento', visto che è l'equivalente di una porta aperta - e se ancora tutto il castello di carte non è cascato giù è perchè il PD, nei momenti topici, invece di soffiare, anche debolmente, ha trattenuto il fiato, quasi impietosito.
All'interno di An c'è la componente anti Zaccheo-Bianchi che sta cercando di muoversi come meglio può all'interno del nuovo soggetto politico. Di Giorgi, Fragiotta e Giovanchelli sono gli elementi più di spicco. Sembra che, almeno in queste settimane, vi sia stato un avvicinamento con Fazzone. D'altronde i tre stanno nella corrente di AN che, a livello nazionale, fa capo a Maurizio Gasparri e che, un tempo, veniva chiamata la corrente dei 'berluscones'. Alcuni di questi esponenti sono visceralmente contro le scelte amministrative e politiche e culturali fatte da Zaccheo & Company. C'è la pregiudiziale ideologica di non fare favori a sinistra. Una pregiudiziale che, ad oggi, ha portato Latina a ritornare palude sempre di più, fino a situazioni insopportabili. E' una opposizione solo in fase potenziale. E rimarrà tale finchè non succederà qualcosa che possa far scoppiare il tutto. Magari basterebbe anche una corrente nuova dentro il PDL. Perchè dalle parti di Di Giorgi non ci dovrebbero essere vizi ideologici ad un'alleanza nerazzurra (e l'Inter non c'entra niente) non ve ne sono. E questo, se vogliamo, visto anche il fatto che Forza Italia è il primo vero partito a Latina, potrebbe portare ad un capovolgimento dei ruoli. A meno che AN, e mi riferisco alla componente che la governa, non faccia un po' di campagna acquisti nel campo che, attualmente, le è avverso.

SE ATENE PIANGE, SPARTA NON RIDE

Nel centrosinistra tutto fermo, almeno in apparenza. Qualcosa si muove ma per le regionali, visto che la partita per le Provinciali, dopo l'annuncio che Cirilli correrà al fianco del Presidente uscente Cusani, è già chiusa. Sulle Regionali c'è l'attenzione dell'attuale maggioranza verso un territorio che, da sempre, rappresenta le Forche Caudine del centrosinistra laziale. Latina è sempre stata il punto di forza del centrodestra per recuperi record appena arrivano i dati al Viminale. Questa volta potrebbe essere proprio la Waterloo, visto che Roma, Viterbo, Rieti e Frosinone non appaiono come delle roccaforti. E poi c'è la questione delle preferenze. I consiglieri regionali uscenti devono riconfermare il loro successo - in particolare Cirilli, record l'altra volta, e Di Resta, che vinse di pochissimo contro Titta Giorgi - e c'è anche chi, come Moscardelli, deve riconfermare la sua presenza a La Pisana costruendo il consenso un voto alla volta, puntando sul lavoro fatto in questi anni. Il PD di Latina, quindi, è condizionato da questi eventi elettorali, com'è giusto che sia. Un po' di immobilismo si è registrato negli ultimi mesi, ma questo è un dato riscontrabile anche a livello nazionale. Certo è che il posizionamento, in questi mesi, riguarda anche Rifondazione che, dopo essere sparita a livello nazionale, cerca di non fare la stessa fine anche nelle amminsitrazioni locali. E pare che, almeno dall'assessore alla cultura, sia arrivata conferma di ciò. Basti vedere l'assegnazione delle Officine Culturali.

RISCHIO ISOLAMENTO

Adesso non è che voglio fare il catastrofista. Perchè a sinistra come a destra c'è questo brutto vizio di prendere le cose sempre sotto il punto di vista personale. Le critiche vengono vissute visceralmente e allora c'è la corsa ad ascoltare il parere di chi plaude, nonostante si facciano parecchie cazzate. Ci sono due episodi, anzi tre, che mi rendono l'idea di come, almeno nel centrosinistra, non si riesca a fare squadra.

A) I concerti dell'estate, finanziati dall'amministrazione regionale. Due a Formia, due a Sabaudia, due a Nettuno. Latina zero. A Formia aveva appena vinto il centrodestra con Michele Forte. A Sabaudia il centrosinistra sta messo come a Latina. A Nettuno, invece, grande successo del giovanissimo sindaco Chiavetta che, almeno credo, è stato giustamente premiato. Però, rimane il fatto che a Latina non è arrivato niente.

B) Capitolo Officine Culturali. La Regione ogni anno assegna una barca di soldi per progetti riguardanti la cultura. Si parla anche di 'botte' da 100 mila euro. L'anno scorso Latina, attraverso il consigliere del PD Visari - nella doppia veste di politico e di organizzatore culturale - aveva preso dei soldi. Quest'anno niente. I fondi della Regione sono andati ad Aprilia e a Formia (città pluripremiata con concerti soldi ecc. ecc.). Latina, di nuovo, zero. Nonostante da Latina arrivino ben due consiglieri regionali. Nonostante Latina abbia un quarto degli abitanti di tutta la provincia. Nonostante Latina, più in particolare il centrosinistra e le realtà associative, abbiano necessità di una boccata d'ossigeno visto che il centrodestra, almeno in questo, dimostra di avere molto più spirito di squadra (e di famiglia), basti vedere la gestione dei fondi per la manifestazione "E...state al Campus".

C) L'Anonima Scrittori, nelle settimane passate, si è gettata lancia in resta contro l'assessore Creo e la sua idea del Tavolo della Cultura. All'inizio la battaglia l'hanno (l'abbiamo) condotta da soli, contro tutti. Gente che oggi è contraria, all'inizio sembrava possibilista e condannava i toni del collettivo di scrittura. Oggi sono tutti contrari, il Tavolo sembra essere saltato - si aspetta solo la conferma definitiva - e tutti felici e contenti. Intanto, però, l'Anonima viene bistrattata. Alla Festa del PD non è stata presa in considerazione. Così come a Villaggio Fogliano - nonostante siano stati coinvolti membri del direttivo dell'Anonima. Il sospetto, almeno per alcuni, è che l'esclusione non sia stata fatta solo in base a criteri 'estetici' o 'artistici'. La paura è che stare al fianco dell'Anonima sia pericoloso. Come se venisse vista come un'associazione inaffidabile. Uno di quei cani che possono sempre rivoltarsi contro. Stessa cosa, e ormai dura da secoli, avviene per Antonio Pennacchi. Gramsci rivistato e corretto, in peggio però. L'idea dell'intellettuale organico non viene più interpretata nella maniera corretta. Organico, per alcuni, significa sempre fedele, senza un suo giudizio critico, senza una sua capacità di analisi. Magari, oltre a rileggere Gramsci, sarebbe opportuno conoscere anche il pensiero di Sartre e la sua idea che l'intellettuale serva proprio come coscienza critica della società.

Tre punti che, a mio avviso, denotano come vi sia un isolamento di Latina rispetto al contesto regionale e come vi sia un isolamento, a Latina, di tutte le realtà un po', diciamo così, indipendenti. E' la vittoria del conformismo e, inevitabilmente, la sconfitta dell'arte e della cultura.

TUTTI CONTORNI, MA LE PORTATE VERE?

E arriviamo un po' al punto. Parliamo dell'ex Enal. Ieri, su Latina Oggi, il presidente del VII distretto diceva che si è alla ricerca di associazioni per fare laboratori d'arte. A me, già così, vengono in mente un paio di associazioni, sempre le solite. In realtà si spreca una struttura per fare cose che potrebbero essere fatte ovunque e comunque. Cioè noi chiediamo una struttura come quella dell'ex Enal per farci solo dei laboratori? E la Regione ce la dà? Ma che davero? Ma questi so contorni... quando se inizia a fare cultura sul serio?

postato da: glanzid alle ore 13:51 | link | commenti
categorie: associazione, 2008
giovedì, 24 luglio 2008

Mozione sulle associazioni

VENGHINO, SIORE E SIORI, VENGHINO

Domani mattina, alle ore 9.00, inizierà la seconda seduta del consiglio comunale. All'ordine del giorno anche la discussione della mozione presentata dal consigliere del PD, Antonio Cozzolino, per riordinare tutto il caso(tto) che i vari assessori della giunta di centrodestra stanno facendo in riferimento alle consulte. In mezzo al polverone anche il Tavolo della Cultura che Creo, uno dei peggiori assessori alla cultura che la storia ricordi, sta comunque, nonostante le opposizioni, continuando a fare. E' ovvio che una riordinata va data, anche in base alle norme dello Statuto che, proprio a proposito dell'associazionismo, prevedono regole ferree. L'art. 73 è abbastanza preciso a tal proposito. Ve lo riporto nella sua interezza:

ART. 73 - CONSULTA DELLE ASSOCIAZIONI

1. E' istituita la Consulta delle Associazioni ed organizzazioni locali articolata per i settori e sezioni di lavoro e abilitate ad un ruolo propositivo e consultivo rispetto agli Organi di governo comunale.
2. Per le problematiche della condizione femminile, della condizione giovanile, dell'infanzia saranno istituite apposite Consulte regolamentate con successivi atti.
3. L'ammissione alla Consulta è subordinata al rispetto della legge 25 Gennaio 1982, n. 17, alla verifica dell'utilità sociale, della democraticità dell'ordinamento, dell'effettiva rappresentatività.
4. In tal senso, è costituito un Albo delle Associazioni operanti nel Comune, articolato per settori di intervento, al quale si accede per domanda corredata dallo Statuto e dall'atto costitutivo, e ciò dopo almeno tre anni di attività.
5. La consulta è convocata dal Sindaco o da un suo delegato almeno due volte all'anno e alla sua attenzione sono sottoposti, salve le previste dall'articolo 48, i principali atti di indirizzo politico-amministrativo dell'Ente: la Consulta può essere convocata a seguito di richiesta di almeno 2/5 delle associazioni ammesse a parteciparvi.
6. Sulla base della delibera consiliare, la Consulta articola i propri lavori in sessioni che hanno per oggetto l'analisi sui temi economici, sindacali ed imprenditoriali, associativi , degli ordini professionali e dei collegi delle diverse forme di volontariato.

E' facilmente intuibile che, almeno fino a che vigerà questo Statuto, non è possibile istituire più di un Albo o Tavolo o Consulta che dir si voglia. E' impossibile infilarci in mezzo imprese (a meno che ad organizzazioni non si voglia dare il significato di imprese). E' impossibile inventarsi altre forme di ammissione, visto che i criteri sono tassativamente espressi dallo Statuto. Dice: "Vabbè ma non lo vedi che è vecchio? L'ultima modifica l'hanno fatta nel 2000". Può anche essere superato o tutto quello che vuoi. Fino a che esiste è Legge. Se vuoi lo modifichi. Se non hai la forza di modificarlo, devi rispettarlo. Dura lex sed lex, dicevano i romani che di diritto se ne intendevano.

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categorie: associazione, 2008
giovedì, 17 luglio 2008

La Leggenda del Santo Copiatore

La mia professoressa di Italiano, un po' come tutti i professori, detestava chi copiava. Lei però cercava di distinguere perchè, a suo dire, anche a copiare bisogna essere bravi. "Non è certo una qualità che la scuola può permiare" diceva lei "ma certo è che se si vuole gabbare la professoressa, bisogna cercare di farlo nel migliore dei modi". Lei, per farvela breve, odiava con gusto chi copiava male. Se copiavi, lei ti metteva un brutto voto, anche se non ti diceva niente. Te n'accorgevi soltanto dal 4 che ti ritrovavi scritto a penna rossa - gli altri voti, positivi o negativi, erano rigorosamente in blu -. Per chi copiava male, invece, c'era il pubblico dileggio. Lei ti chiamava alla cattedra e ti dimostrava in quali punti t'eri sbagliato. "Qui hai scritto questo invece di quello", "qui non hai copiato nemmeno l'accento", "qui potevi fare almeno la parafrasi".

Dice: "si vabbè, ma adesso che c'entra?". C'arriviamo, non abbiate paura.

Ieri ho letto, su Latina Oggi. Una gustosissima intervista a Creo sul Tavolo della Cultura. Forse è un comunicato elaborato, non saprei. Sta di fatto che l'impressione che mi ha dato è quella di uno che è finito nel mezzo delle sabbie mobili e che, invece di rimanere fermo, di aspettare che arrivino i soccorsi, si agita sempre di più. Dopo il fallimento di quell'obrobrio che lui ha voluto chiamare pomposamente Tavolo della Cultura - dopo averlo chiamato anche Albo della Cultura, sarà stato l'influsso della fiamma nel simbolo di AN - lui continua a insistere che tutti hanno torto, tranne lui e i suoi amici. I suoi amici che, dopo il naufragio del colpo di mano, hanno iniziato a dire: "ma allora? non gli spezzi le reni a quei nemici? che facciamo? e tutte le belle parole che hai speso fino ad oggi?". E lui, Bruno nostro, invece di dire: "regà, dateve na calmata e cercamo de capì do' s'è intoppato sto processo", continua ad andare avanti, ad agitarsi sempre di più. E, nella foga, inizia anche a rivelare cose che, invece, farebbe meglio a tenere per se.

Ritorniamo infatti all'articolo di Latina Oggi. Il titolo è emblematico.  "Tavolo della Cultura, come in altre città". E uno si chiede "si, ma quali?". Il giornalista non si è preso la briga di approfondire. L'ho fatto io al posto suo. Chiunque voglia può prendere queste informazioni e diffonderle come meglio crede. L'importante - ed è l'unica cosa che vi chiedo - è di riportare la fonte. Allora, iniziamo. La più grande città in cui hanno dato vita al Tavolo della Cultura è Forlì. Una bella cittadina in Emilia Romagna, più precisamente in Romagna. Sono andato sulla parte riservata alla cultura del sito del Comune. Qualche informazione in più: è amministrato dal centrosinistra e si è dotato di un Tavolo della Cultura dal 2005; per istituirlo, dopo il passaggio in commissione cultura, è stata fatta anche una delibera dal consiglio comunale, per l'esattezza la numero 141 del 2005; la discussione ha giustamente coinvolto tutti i gruppi consiliari, di destra e di sinista. La cultura, almeno a Forlì, pensano che sia una cosa seria e sia patrimonio dell'intera città, e non di un solo assessore. Per rendersi conto di questo, basti dare una veloce occhiata alla piattaforma, al regolamento. Risalterà al vostro occhio e al vostro cervello che si tratta di due cose differenti. Il Tavolo alla Cultura di Latina è nettamente differente da quello di Forlì. Ed è sufficente guardare il progetto nel suo complesso per capire che Creo ha provato a copiare, forse ce l'ha messa tutta, aiutato dai suoi CapiTavola designati divinamente, ma ha copiato male. Forse sono stati ingannati dal fatto che la terminologia, apparentemente, è la stessa: Tavolo della Cultura e Mappatura, ad esempio. Creo, e tutti i suoi amici, sono davanti ad un difetto di conoscenza. Mi sa che in semantica il nostro assessore alla cultura e i suoi consiglieri non devono cavarsela benissimo. Alla forma bisogna necessariamente far seguire anche un determinato significato. La mappatura, tanto per fare un esempio, è condotta a Forlì con un certo rigore. Se ne sono occupati all'università, tanto per fare un esempio. Tanto per farne un altro, di esempio, ed è il più lampante, alla mappatura di Forlì non ci si iscrive. Tanto per farne ancora un altro - melius abundare quam deficere -, non è vincolante all'assegnazione dei fondi del Comune - una misura presente nella prima stesura del regolamento di Creo e poi tolta per portarla in Commissione cultura -. I membri designati all'interno del Tavolo non sono discrezione dell'assessore. Sono rappresentanti istituzionali di categoria. Si va dal Comune di Forlì all'assessorato alla Cultura della Provincia, dal consiglio comunale al consiglio immigrati, dalla Fondazione della Cassa di Risparmio fino alla Camera di Commercio, dalla Confcooperative fino a Confindustria, dai sindacati all'ufficio scolastico provinciale. L'organo, last but not the least, è esclusivamente rivolto ad associazioni ed imprese e non, ad esempio, a singoli artisti. Che i singoli artisti, in tutto il mondo, non sono anche organizzatori culturali. Se vogliono diventarlo aprono una società o costituiscono un'associazione. A Forlì questa cosa la sanno, a Latina no.

La volontà di non confronto dell'assessore alla cultura, almeno a Latina, ha portato a risultati pessimi. Sempre più associazioni si rendono conto dei limiti della proposta Creo. E quelli ideologicamente non schierati da una sola parte stanno aprendo un confronto per discutere di regole che valgano per tutti e che, soprattutto, siano condivise. I due fogli presentati dall'assessorato alla cultura (uno è per il regolamento e l'altro è il modulo d'iscrizione) dimostrano la scarsa serietà con cui si sta affrontando la questione e dimostrano il fatto che, almeno a Latina, chi ci amministra non è nemmeno capace di copiare. Così come alcuni suoi consiglieri che bazzicano i Forum, che poi pubblicamente disprezzano, per farsi venire qualche idea e ravvivare la loro offerta editoriale. La mia professoressa, a Bruno nostro, gli avrebbe fatto una ramanzina di quelle che coprivano tutte le due ore di lezione. Così come la farebbe a tutti quanti questi personaggi che tentanto, maldestramente, di ravvivare lo scenario culturale pontino. Magari hanno pensato che bastava 'fare'. Bastava darsi una veloce occhiata al regolamento di Forlì, levare tutte le cose intelligenti, peggiorare il tutto, e presentarlo su un unico foglio protocollo. Copiare il bando provinciale dell'assegnazione dei fondi alla cultura (la famigerata legge 17) per ricavare un modulo d'iscrizione alla Mappatura.

Lo ripeto ancora una volta: siamo artisti, siamo gente dell'associazionismo, ma non siamo scemi.

N.B.: Qualcuno diceva l'assessore avrebbe dovuto ritirare dal web il regolamento del Tavolo della Cultura. Invece Bruno nostro, noto testardo, va avanti imperterrito. A lui non lo ferma nemmeno il consiglio comunale, nemmeno la conferenza capigruppo. Cliccando qui potete trovare il nuovo regolamento. Noterete le correzioni peggiorative. A presto un nuovo post.

lunedì, 14 luglio 2008

La Latina che non ci piace

C'è una Latina che non ci piace, una Latina di cui non potremmo mai essere innamorati, una Latina che, se proprio dobbiamo essere sinceri, schifiamo con tutto il cuore. Quella di cui parliamo è una piccola parte della città, per nostra fortuna. Si tratta, nello specifico, di una minoranza silenziosa. La riconoscete facilmente perché è quella sempre pronta a saltare sul carro del vincitore, preferibilmente all'ultimo secondo, se non, addirittura, a tempo abbondantemente scaduto. E' quella Latina in cui le regole non valgono niente, in cui la vittoria viene vista come una supremazia quasi razziale. E' la Latina che non tollera contraddittorio, la Latina che vorrebbe calare tutto dall'alto.

A questa Latina abbiamo deciso di opporci con tutte le nostre forze. E' una Latina che non possiamo nemmeno tollerare, perché non ci piace, perché danneggia tutta la parte sana della città, perché è una malattia che sta lentamente portando tutta la città a ritornare palude. Se qualcuno non se ne fosse accorto, è un'attività che va avanti da anni e nella più totale impunità.

La Latina che non ci piace è quella 'pelosa', quella dei finanziamenti pubblici concessi, in base a semplici determine, ad amici o a parenti o a camerati di partito, quella di chi pensa che la città sia ormai proprietà di pochi intimi. E' la Latina che vuole che tutto ciò passi come normale amministrazione. E' la Latina che dileggia, dimentica o, ancora peggio, esclude chi a pensa diversamente.

Per far si che questa mentalità fosse lontana dal mondo della cultura, abbiamo proposto delle regole chiare, che potessero tutelare tutti. Le abbiamo chiamate 'Le Regole del Gioco'. Perché riteniamo debbano essere la base di qualsiasi discorso successivo, almeno in merito all'arte e all'associazionismo. Non è possibile pensare alla buona fede quando non c'è trasparenza, quando ai soldi assegnati dal Comune non viene data evidenza pubblica, quando le associazioni sono costrette ad arrabbattarsi per avere uno spazio. E' come se, al momento di inventare il gioco del calcio, avessero dettato solo le due formazioni. "E a che giochiamo?", si sarebbero chiesti i 22 in campo. Le regole, anche in questo caso, non sono lacci e lacciuoli messi ad un assessore che, come qualcuno sostiene, vuole "fare qualcosa". Le regole sono la garanzia che l'assessore, o chi per lui, faccia qualcosa ma, soprattutto, non faccia cazzate. Perché, come abbiamo già avuto modo di ribadire, qualche 'solone' nostrano s'è inventato la 'cultura del fare'. Noi gli abbiamo contrapposto la 'cultura del fare bene'. Perché a fare sono capaci tutti, soprattutto le cazzate.

E' il concetto di 'fare bene' che a questa gente non vuole entrare in testa.

A Napoli usano una frase efficace, anche se un po' volgarotta, che descrive questa situazione: "in cul trase, in capa no".

Oggi Creo, dopo la sonora bocciatura in consiglio comunale, dopo che all'ordine del giorno del prossimo consiglio è stata messa la mozione presentata da Cozzolino, proprio per discuterne e votarla democraticamente, ha ripresentato il suo Tavolo della Cultura alla commissione cultura. Ignorando, di fatto, quando deciso in commissione capigruppo. Ha evitato il confronto in aula per far rientrare dalla finestra ciò che era stato fatto uscire dalla porta. Contraddicendo quanto aveva dichiarato lui stesso nell'ultima seduta dell'assise comunale. "Il Tavolo della Cultura è sospeso". Sul giornale di ieri sosteneva candidamente che il Tavolo della Cultura, in realtà, non è una Consulta. E' altro. Entrando in contraddizione di nuovo con se stesso. Perché noi il suo regolamento l'abbiamo salvato. Mica siamo così scemi. Non è che ci siamo limitati soltanto a leggerlo sul sito del Comune. Lì si parla proprio di attività "consultiva". Lo si elencava all'interno dei bandi. Si rendeva noto, così come alla Conferenza programmatica, un modulo d'iscrizione, con tanto di data iniziale e finale. Si davano specifici vantaggio alle associazioni che vi si sarebbero iscritte. E questo, caro Assessore? Come lo vuol chiamare?

Credo che Creo abbia delle evidenti difficoltà a riconoscere il valore semantico di ciò che dice. Consulta è un organo che viene scelto di creare affinché abbia, appunto, un ruolo 'consultivo'. Chiamarlo Tavolo, Banchetto, Lettino ha poca importanza. Il significato è uno solo. Io non so chi sia stato messo in commissione cultura. Confido sull'intelligenza di chi è stato votato dagli elettori - anche se i motivi per dubitarne vi sarebbero - e spero che nessuno caschi nel tranello. L'assessore, per una volta, accetti un confronto democratico. La mozione presentata da Cozzolino è altri può anche essere giudicata sbagliata. L'importante è che vi sia un confronto. Anche se il gioco dell'assessore è abbastanza chiaro. Tutta sta fretta di concludere, chissà perché, ci fa venire in mente altro.

Siamo artisti, mica scemi.

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sabato, 12 luglio 2008

La lotta (culturale) continua

Finalmente si può iniziare a discutere. E questo è il primo risultato evidente della vittoria della nostra - di tutte le associazioni - battaglia contro il Tavolo della Cultura. Le esigenze delle associazioni, i loro pensieri e i loro desideri, hanno finalmente un peso specifico. Inutile parlare di iscrizioni, inutile parlare di consulte (uniche o plurime), quando non si viene permesso di dire la propria, quando tutto viene calato dall'alto.

E' arrivato il momento di rimboccarci le maniche.

E' giusto valorizzare al meglio il mondo associativo (ci sono migliaia di modi di censire l'esitente, quello dell'iscrizione però è il peggiore), è giusto che vengano messe in risalto le peculiarità di ogni specifico settore (evidentemente all'interno della consulta unica si possono fare dei gruppi di lavoro, così come succede nel resto d'Italia), è altrettanto giusto che questa consulta, proprio in quanto tale, funga da organo di consultazione (o consulenza?) dell'assessore (magari senza che lui metta dentro sue persone di fiducia).

Sono questioni su cui è giusto confrontarsi, per trovare l'equilibrio. Per cercare di capire quale possa essere il modo migliore per far crescere il mondo associativo latinense che, fino ad oggi - quindi compreso Creo -, è stato lasciato a se stesso.
Apprezziamo la volontà dell'assessore di volersi confrontare. Una volontà emersa soprattutto dopo il pronunciamento di contrarietà del consiglio comunale.

Crediamo, però, che prima di parlare di qualsiasi consulta, vi siano quelle che ci piace chiamare le "Regole del Gioco". Sono tre e molto semplici.

1) Trasparenza nell'assegnazione del denaro pubblico

Si deve necessariamente fare un regolamento (credo che lo debba fare la commissione cultura, insieme con la commissione statuti e regolamenti) in cui si stabilisce che i fondi, almeno per la cultura, devono essere assegnati, da 5000 euro in su, attraverso evidenza pubblica, cioè gare, bandi e concorsi. Una volta assegnati i soldi, proprio come avviene nei cantieri, deve essere ben visibile, ad ogni iniziativa, quanti soldi sono stati stanziati e da quale assessorato, chi è l'associazione (o il gruppo di associazioni) che organizza l'evento, chi è il responsabile del progetto.

2) Accesso alle informazioni

L'assessorato alla cultura, magari usufruendo di personale interno al Comune, deve creare un apposito ufficio informazioni in cui vengono messe a disposizione di tutti i cittadini (associazioni, artisti, imprese culturali ecc. ecc.) bandi, concorsi, notizie ecc. ecc. Magari sarebbe il caso anche di verificare la possibilità di avere un consulente che aiuta e consiglia sulla formulazione delle domande ecc. ecc.

3) Strutture e mezzi.

A Latina le strutture abbandonate e fatiscenti sono parecchie. Il Comune un censimento già ce l'ha. Quali sono quelle che possono essere destinate alle associazioni? Quali progetti ha il Comune, in riferimento alla cultura? E in più: quali sono oggi i mezzi che possono essere messi a disposizione, tipo videoproiettori e altre amenità? Quali sono, se ci sono, le sale che possono essere utilizzate gratis?

Credo che queste proposte vadano allegate all'eventuale proposta della Consulta. Un po' come fecero i Romani con le Leges Liciniae Sextiae. Si tratterebbe, quindi, di un pacchetto che può essere approvato solo tutto insieme e non nelle singole parti. Le "3 Regole del Gioco", insomma, fanno da garanzia a tutto il resto.
postato da: glanzid alle ore 17:10 | link | commenti (1)
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giovedì, 10 luglio 2008

Latina (e la cultura) ha vinto!

Come m'hanno insegnato al giornale, la prima cosa che bisogna scrivere in un articolo è la notizia. V'accontento subito:

 IL TAVOLO DELLA CULTURA E' STATO SOSPESO.

Dopo una riunione dei capigruppo, tenutasi subito dopo pranzo, la decisione è stata unanime. Creo è rientrato in aula e ha dovuto fare mea culpa sul procedimento che aveva condotto fino a quel momento. Perchè? Il Tavolo della Cultura è apparso a tutti i consiglieri, compresi quelli del suo stesso partito, come un colpo di mano fatto a scapito della città, delle associazioni, della Cultura. La questione, secondo lo Statuto del Comune, sarebbe dovuta passare prima in commissione cultura e poi in consiglio comunale. E' un iter che garantisce la democraticità e la pluralità di ogni decisione. Ma l'assessore non ha fatto nulla di tutto ciò, ha messo in circolazione un bando in maniera antidemocratica, spinto da quella 'cricca' che ha cercato di far passare la cosa con la famosa giustificazione che "almeno qualcosa si fa".

Una vittoria che rende soddisfatte tutte quelle associazioni (Anonima Scrittori in primis, Adolfo Mena, ARCI, Villaggio Fogliano) che avevano osteggiato la decisione clientelare sin dall'inizio. E rende soddisfatti anche tutti quei partiti (dal PD, che ha presentato la mozione, a Rifondazione Comunista, che ha sostenuto la battaglia, passando per AN, decisivo l'intervento del capogruppo Bruni in consiglio, alla Lista Cirilli) che hanno appoggiato quella che stava diventando una protesta popolare.

Al contrario di quello che hanno provato a scrivere (e a dire) in parecchi, non eravamo in pochi ad osteggiare questo 'aborto' amministrativo. Le associazioni e gli artisti e le imprese culturali contrarie a questo disegno pazzesco erano una miriade. Negli ultimi giorni sono arrivate nella casella postale del sottoscritto, nella casella dell'Anonima Scrittori decine di email. Tantissimi gli attestati di solidarietà personale ricevuti per le strade della città. Finalmente a Latina è stata fatta una battaglia d'opposizione seria, che è partita dal basso e che è cresciuta con l'apporto di tutti.

Avevo scritto, qualche tempo fa, che la condizione base per poter iniziare a fare qualsiasi proposta era una sola: il crollo del Tavolo della Cultura. Oggi abbiamo sentito il primo scricchiolio. Presto, se tutto va come dovrebbe andare, ne dovremmo sentire degli altri.

postato da: glanzid alle ore 16:28 | link | commenti (3)
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